Dreamlike insomnia.

by ci_aenigma

«Hai occhi azzurri che non sanno mentire.»
Lama rovente in corpo freddo.
«Hai occhi azzurri che non sanno mentire.»
Ed è ancora lama rovente in corpo freddo.

Gli occhi azzurri sono strani. Gli occhi azzurri sono freddi e caldi allo stesso tempo. Lo sguardo cristallino e limpido di chi ha occhi azzurri è qualcosa che trascende l’anima. La bellezza dell’occhio azzurro può risultare un classico film romantico per strappare una lacrima alla coscienza più sensibile. La verità è che l’occhio azzurro non mente. L’occhio azzurro non può mentire perché rispecchia tutto ciò che può esserci nell’animo umano. Dalla personalità più mite, al carattere più forte e tenace, sì. L’occhio azzurro non può mentire. E soffermarsi soltanto sulla classicità della sua caratteristica, beh … mi pare una enorme perdita di tempo. Ho guardato occhi azzurri che hanno parlato. Quegli occhi azzurri mi hanno parlato di affetto e disperazione. Quegli occhi hanno usato silenziose parole catturandomi e relegandomi tra fiamme che non smetteranno mai di bruciare. Quel giorno ho sorriso, guardando un paio di grandi occhi chiari, mentre questi si allontanavano dai miei, perché troppa fatica sarebbe stato reggere lo sguardo; per colpa di nessuno ma di una forza e un male ben più grandi di una semplice e tenera timidezza. Ma Lui lo era, timido. Oltre che grande e coraggioso. Lui era timido e di una semplicità tale da fare accapponare la pelle. Poi così, di punto in bianco, un giorno come tanti altri, durante la routine che lo accompagnava da tempo, quel suo sguardo perso e timido ha incrociato il mio:

«Cosa vuole C.»
«Un bacio.»
«Dove?»
«Bocca!»
E passi s’avvicinano. Profumo di buono.
«No, dove?»
«Guancia!»
Passi che s’arrestano. Bocca la tua sulla mia pelle.
«Quel giorno mi hai guardato. Poche parole, sillabe sconnesse tra di loro alla ricerca di una frase di senso compiuto, quel giorno mi hai guardato e non hai mai smesso di farlo. Non hai mai lasciato la mia mano neppure per un istante, neppure quando quella porta si è chiusa alle mie spalle ed io ti ho detto addio perché incapace di sostenere il peso di quella situazione. Quel giorno mi hai guardato e mi hai insegnato – oltre che dell’amicizia e dell’amore – della vita. Di come non ci si può arrendere, di come la vita vada a braccetto con il signor Destino, un gran figlio di puttana. Mi hai insegnato che il destino cammina con noi, tra me e te e ci tiene per mano. Quel giorno mi hai guardato, ed io mi sono innamorata. Quel giorno mi hai guardato e ho capito che gli occhi azzurri sono i più belli. Quel giorno mi hai guardata e ho capito che gli occhi azzurri non sanno mentire. Quel giorno ti ho guardato e mi sono persa nei meandri di un autismo che è Vita nostra.»

Ne Il tamburo di latta, Gunter Grass scrive più o meno così: Non lo nego: sono ricoverato in un manicomio; il mio infermiere mi osserva di continuo, quasi non mi toglie gli occhi di dosso perché nella porta c’è uno spioncino, e lo sguardo del mio infermiere non può penetrarmi poiché lui ha gli occhi bruni, mentre i miei sono celesti. (…)

behind_blue_eyes_by_sandraallyblue-d6ppr83

… E non resta che accovacciarsi in un angolo della stanza, ad ascoltare il silenzio tutto intorno. E poi non resta che accovacciarsi in un angolo della stanza, quello più sicuro di tutti e pensare. Pensare agli occhi e alla loro veridicità. Di occhi azzurri la grandezza indiscussa e di occhi castani la menzogna più dolorosa. La comune relazione che porta a credere che non siamo tutti uguali …

«Ma poi quel giorno ti ho guardato ed il tuo azzurro è divenuto il mio azzurro. Ma poi quel giorno ti ho guardato ed il tuo Inferno è divenuto il mio Inferno. Nostra casa.»

Advertisements