Gates of Morpheus.

by ci_aenigma

Nightmare_by_Wings_of_dust

 

Ci sono momenti della giornata in cui vorrei chiudere gli occhi e immaginare la notte che verrà; ci sono momenti della notte in cui resto ad occhi aperti immaginando all’arrivo del mattino successivo perché la notte mi fa paura. Mi ha sempre spaventato la notte. Un po’ come se le sue lunghe braccia tentassero inesorabilmente, senza alcuna sosta, di abbracciarmi, di stringermi forte intrappolandomi in una morsa dalla quale non posso liberare il mio corpo. E poi durante la notte ci sono cose, sensazioni, pensieri. Cose sensazioni e pensieri che non se ne vanno e per quanto una persona si impegni a cancellarle dalla mente, queste ritornano puntualmente come il ticchettio di un orologio rotto sempre fermo alla solita ora. La Svizzera non sarà mai puntuale come l’incubo. L’incubo di una notte senza fine. Di quelle ore che non passano e l’agitazione sale. Una morsa alla gola frena il respiro e questi diviene affannoso. Anni trascorsi nella più recondita insonnia perché la sera metteva malinconia e la notte… paura. Già. La paura. Un concetto sottovalutato. La pretesa di riposare quando invece non è concesso neppure socchiudere le palpebre e respirare con serenità. Una cosa di poco conto, all’apparenza, che non a tutti è data avere.

«Dormi?»
«No.»
«Perché non dormi.»
«Perché non ho sonno.»
«Perché non hai sonno?»
«Perché non voglio. Non voglio dormire, non di notte quando tutto cala nel silenzio più assordante ed i pensieri possono calpestare la mente come se tutto fosse corretto e doveroso. Non voglio dormire perché significherebbe chiudere gli occhi e pensare al momento in cui, per la prima volta dopo tanto tempo, il mio corpo freddo è diventato caldo. Non voglio dormire perché chiudere gli occhi equivale alla resa, alla realizzazione che tutte le maschere indossate fino a quel momento sono state calate e non c’è più una corazza di marmo a proteggere quel corpo congelato dall’assenza di sentimento. C’è la voglia di lasciarsi andare, di cedere alla tentazione di un abbraccio che non c’è più. Non voglio dormire, perché vorrebbe dire ricordare. Ed il ricordo lacera: logora come coltello di seta budella sviscerate. Non voglio dormire per avere la possibilità di accartocciare il ricordo in piccoli flash, relegandoli lontano fino a che questi appassiscano come fiori secchi. E secco è il corpo, all’improvviso non più desiderato, mentre si rigira in pieno sconcerto tra lenzuola solitarie senza più il suo odore.»

Un dialogo con se stessi, l’inizio di una follia che dura più vite.

«Cosa farai.»
«Non lo so.»
«A cosa pensi.»
«A tante cose.»

Indossa la maschera
Adesso
Indossa la maschera

«Cosa farai.»
«Non lo so.»
«A cosa pensi.»
«All’invisibilità.»
«All’invisibilità?»
«A come sono invisibile per la sola persona che mi abbia insegnato a respirare.»
«A respirare si impara da soli, e da soli si ritorna a respirare.»
«Manca il fiato.»
«Mancherà sempre.»
«Manca il battito del cuore.»
«Il cuore batterà sempre.»
«No.»
«Sì.»
«Manca un cuore qui. Dentro il petto. Manca il mio divorato cuore

 

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