Enclosed.

by ci_aenigma

( di tante storie: questa. Per questa volta. )

enclosed_by_kyliefaye-d4j8hy3

Esorcizzando me, che di carne e sentimenti sono fatta.
«Ricordo bene quando tutto è cominciato. Un po’ il classico inizio, si potrebbe pensare. Tutto è cominciato però in un pomeriggio soleggiato in un posto che non era casa mia. Lo ricordi? Oh sì. Sì che lo ricordi quando guidando sorridevi ed io mi sentivo al sicuro e divertita. Mi sentivo al sicuro dopo ore passate in compagnia di persone che formano il proprio habitat naturale. Mi sentivo protetta e al sicuro, lo ripeto ancora, chiudendo gli occhi mentre le orecchie ascoltano il rombo del motore di un’auto che ad un tratto si spegne. L’hai spenta tu la macchina, chiudendo discorsi che non erano iniziati. Non so perché. Ti ho guardato e come facevo da sempre, ti ho guardato e non ti ho riconosciuto. Per una frazione di secondo ho smesso di conoscere la persona che avevo sempre avuto di fianco e che sempre era stata pronta ad aiutarmi. Avevo sempre una buona parola per descriverti. Un aggettivo benevolo per raccontare di quanto mi facesse piacere chiamare e domandare semplicemente “come stavi” e “come stava” la tua famiglia. Mi hai guardato e non ti ho più riconosciuto. Dalla tua bocca parole sconnesse, che non avevano alcun senso per una ragazzina che non aveva voglia di capire il mondo. Dalla tua bocca sillabe senza capo né coda fino a quando il tuo busto non si è piegato in avanti, verso me e le tue mani hanno parlato al posto delle labbra. Ti ho guardato in quel momento e il tuo poggiarti sulla mia bocca è stato come un colpo di pistola. Un unico sparo prima di morire, senza essere in grado di attutire il colpo.»
«Devi imparare.»
«A fare cosa.»
«Questo.»
«E molto altro, ricordi? Come ti piaceva spalancare lo sguardo mentre camminavo per corridoi che erano casa in comune. E molto altro facevi, ritirando la mia mano dal tuo corpo, che imbrigliata muovevi per provare un piacere che nessuno ti faceva provare. E spaventato l’allontanavi per paura di essere scoperto. Ma ancora assaporavi del mio sonno, del mio dormire quando ho smesso di farlo, per poter essere vigile e andare via. In un posto lontano. In un luogo di ragazzina solo per nascondermi e stare da sola. Ti piaceva, Dio. Il mio odore, ti piaceva il mio muovermi lentamente per le piccole cose. La mia persona. Io. Ragazzina ti piacevo. Desiderabile corpo che non hai mai avuto veramente. Quale ironia… parlare di te e di questi comportamenti. Scandalo impercettibile e paura di fare danni. Ma come si può, dimmi, rompere qualcosa che è già stato rotto. Come si può dire la verità, quando l’altro si rifiuta di ascoltarla e di accettare una realtà così crudele da risultare quasi affascinante. Eri affettuoso, sei affettuoso. Per Dio, quante volte l’ho detto io prima del tradimento. Del colpo finale che mi ha fatto ricredere sulla veridicità della mia famiglia. Ridotta a guardarla e a provare disgusto. Da anni. Mesi trascorsi a tenere tutto dentro, dopo una confessione, perché mai presa in parola. Hai vinto tu, scampato dalla gogna, hai vinto su tutti i fronti. Il mio, incluso. Perché se così sono diventata, è a te che devo dire “grazie”. »
«Per cosa.»
«Grazie per avermi aperto gli occhi sulla verità
«Per cosa.»
«Grazie per avermi aperto gli occhi sulle bugie
«Per cosa.»
«Grazie per avermi insegnato dell’odio e del disgusto
«Per cosa.»
«Grazie per avermi aperto gli occhi sulla crudeltà e le perversioni
«Per cosa.»
«Grazie per avermi reso la donna che sono oggi.»
«Per cosa.»
«Grazie per avermi reso la donna che fino ad oggi si è nascosta all’amore per ferire e mai essere ferita. Grazie per avermi reso la donna che fino ad oggi ha giocato senza lasciar spazio al gioco altrui. Grazie per avermi reso la donna che fino ad oggi si è sempre rialzata da terra, con le ginocchia sbucciate e gli occhi lucidi senza mai piangere. Grazie per avermi reso la donna che fino ad oggi non è mai riuscita ad urlare al vento chi veramente ella sia.»

Advertisements