Pas si simple.

by ci_aenigma

E dire che pensavo di non riuscire a passare quelle fasi. Le fasi in cui dalla delusione si slitta alla rabbia. E dalla rabbia si passa allo schifo. Presumibilmente, senza peccare di presunzione, ho camminato verso l’ultima da sempre. Se tutto è uno schifo? Sì. Tutto rasenta lo schifo più assoluto. Il ridicolo e lo squallido se proprio su toni più morbidi si può collocare la tua espressione quando provi a guardarmi. Ci provi, quando nessuno può vederti. Ci provi, ma non è più come prima. Tenti disperatamente di aggrapparti a qualcosa che non c’è, perché quel passaggio lo abbiamo saltato. E’ noto a tutti, anche a te se solo avessi il coraggio di guardare la tua immagine riflessa sullo specchio, sorridendo al fatto che qualcuno, con i denti e con le unghie sta arrancando per riportarti indietro. Per tenerti a galla in un Limbo che è diventato nostro ma del quale non riesco più a farne parte. Sento le forze venir meno, la decisione con la quale ti ho teso la mano fino ad ora sta sfumando. E va oltre la mia figura nei tuoi occhi, quando senza salutare, senza un banale ma educato “ciao”, mi vedo evanescente. Ed erano gli altri, a scomparire. Perché io lo volevo. Perché io per prima, scrittrice psicotica allontanavo il mondo. Poi sei arrivato tu e ti ho concesso di entrare in quella che è la mia schifosa vita, permettendoti di occupare un posto, uno qualunque al fianco del mio cuore. Ascoltavo il tuo, di cuore, mentre dormivi.

«Mi è mancato.»

«Cosa.»

«Sentirlo.»

«Cosa.»

«Il battito del tuo cuore.»

«Il battito del mio cuore.»

«Sì. Mi è mancato sentire il battito del tuo cuore contro il mio.»

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E non avevo mai sentito musica più bella. Cuori a pulsare all’unisono, mentre il fiato si faceva strada nella stanza, e le tue braccia stringevano con forza per assicurarsi che non andassi via. Ma scappare non era nei piani, no. Sarei rimasta lì in eterno, distesa al tuo fianco a guardarti mentre le palpebre dei tuoi occhi divenivano pesanti per il sonno e la stanchezza. E ti avrei svegliato la mattina successiva con un bacio sulla fronte affinché il momento del risveglio non fosse troppo frettoloso. E l’ho fatto. Nel silenzio dell’alba, nella penombra della stanza, e la colazione pronta, l’ho fatto. Pian piano, passo dopo passo, mi facevo piccola, ancora coricata accanto a te, ti baciavo la fronte, scivolando scherzosa sulla punta del naso, sorridente. E sorridevi mentre la bocca incontrava la tua, nel bacio del buongiorno. Piccolezze. Sciocchezze. Giochi d’infante che strappano il respiro dal torace. E manca il fiato, al ricordo. Quello stesso fiato che volevo custodissi per me. Non avevo progetti, non ne avevo. Solo la certezza che fossi tu. La sicurezza che la mia casa fossero le tue braccia ed i tuoi occhi la luce da seguire. Non avevo progetti, sai? Come non ho mai voluto tarparti le ali. E se l’ho fatto, in qualche modo inconsapevole, mi dispiace. Di colpe che non ho, me ne assumo la responsabilità, ora. Pensando ad una voce amica: da sacchi di merda, possono nascere dei fiori. Dallo schifo di chi a schiaffi riesce a prenderti nel silenzio delirante di una gelosia malsana, può esserci la fortuna. E pur pensando di non meritarla questa fortuna, qualcuno c’è. Forse. Che imperterrito ed ostinato fa ciò che tu non fai … ed io con lui, nonostante tutto, sto maledettamente bene.

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