Nymphetamine

cold blood in icy veins

Month: June, 2014

Sleepwalker.

Non è mai passata la paura del buio. Già. Sembra una barzelletta, ma è rimasta: Lei. La paura costante, sempre presente della notte. E più precisamente della notte sotto le coperte, perché la notte sotto le coperte vuol dire dormire… ed io ho non conosco il significato di questo verbo. Ho smesso di dormire veramente da bambina, credo. O comunque ero molto piccola quando ho capito che chiudere gli occhi e lasciarsi andare a Morfeo era un errore. Ora li chiudo e ciò che vedo in perenne dormi veglia è qualcosa che non descrivo più; se prima trascrivevo ogni singola sensazione, ogni singolo fotogramma, ora tutto rimane nella mente, come se non volessi lasciar andare sogni che prendono forma per divenire incubi. Ne ho una collezione intera, potrebbero girarci un film. Il nuovo colossal fatto in casa, senza troppe pretese.
Eppure la notte la amo – quale gioco ironico – Un po’ come il buio, l’oscurità. Danno sicurezza nel terrore, trasmettono pace nell’inquietante limbo nel quale ancora mi trovo dopo aver vissuto settimane nella pia illusione che fosse passata quella sensazione di smarrimento. E ho fatto finta di nulla, come se tutto fosse passato, obbligandomi a credere che davvero ci sarei riuscita a rimettermi in piedi. Nonostante la doccia fredda. Nonostante la caduta repentina ed improvvisa, sebbene le mie gambe siano scorticate e continuino a sanguinare, credevo davvero di essere arrivata ad un quarto della mia ripresa, lentamente. Un millimetro alla volta, contro il muro dei pensieri, credevo davvero di essermi avvinghiata con le unghie conficcate nei ricordi, riuscendo a contrastarli perché io quella più forte. Ancora una volta l’effetto placebo. Ricadendo nell’insaziabile insonnia. Doloranti ossa e catatonica mente, pregna di sordide parole che non trovano spazio in logici e razionali ragionamenti.

Sleepwalker_II_by_NotBlackEnough

Nella notte cammino, di nuovo, senza accorgermene. Nella notte cammino, senza pensare, senza barriere o restrizioni. Nella notte cammino permettendole di abbracciarmi. Di risucchiare ancora quella vita che è stanca di respirare. Nel giorno cammino, sempre vegetale, desiderando un battito. Nel giorno cammino, senza motivazioni, pronta ad ascoltare quel nuovo tump tump che non arriva. Di me e del mio stesso fiato. Poco da offrire a Lui, ad altri … sempre: nel giorno e nella notte, rassegnata dal passato. Nel giorno e nella notte, affaticata nel promettere futuro. Nel giorno e nella notte, per un istante soltanto, io a chiedere del presente.

Imaginatio.

( parole di me, con me stessa: l’ anima )

«Ti sei divertita?»
«Sì, molto.»
«Sei sicura?»
«Sono sicura.»
«E cosa hai provato?»
«Libertà.»
«Libertà?»
«Ho provato libertà. Libertà da ogni vincolo, da catene che c’erano e che per una sera sono scomparse. Si sono sciolte queste catene, come neve al sole, d’estate, e per una volta, per un attimo soltanto ho sorriso. Ho sorriso mostrando me stessa e nessun’altra persona
«E ti ha fatto bene?»
«
«Sei sicura?»
«
«Come puoi esserne sicura?»
«Aria. Aria pura. Per un istante ho ripreso a respirare.»

***

imaginatio_by_athe_na-d4hd0et«Mi sono arresa, sì. Ho gettato la spugna di fronte la tua noncuranza realizzando che è troppo difficile per te, darmi quella seconda opportunità che ho urlato al vento. Che a lui ho chiesto, affinché ti sussurrasse di quanto fossi io, la persona giusta per te.
Senza vanto, e senza gloria.
Mi sono arresa, sì. Ho gettato la spugna dinanzi il tuo sguardo spalancato come il primo giorno che hai deciso di parlare con me, comportandoti come si comporta una persona che vuole stare al fianco dell’altra, senza domandare nulla in cambio. Ma più il tempo passava, più sembravi vicino più l’illusione diveniva realtà indiscussa. E la tua vicinanza, è diventata mano a mano la tua lontananza. Estrema distanza che non vuoi colmare neppure quando ho deciso di starti accanto come amica. Neppure quando ho scelto di aiutarti, di assecondarti, chiedendoti silenziosamente di non cacciarmi via. Ma lo hai fatto, mi hai scacciato come si schiaccia una mosca dopo che il suo ronzio diviene fastidioso alle orecchie.
Mi sono arresa, sì. Ho gettato la spugna, davanti il tuo continuo ignorarmi, trovando non so dove la forza per fronteggiarti e ammettere con me stessa che ho perso la mia battaglia. Che la guerra infinita, la guerra fredda contro sentimenti che solo io ho provato è terminata e si è conclusa con la mia sconfitta. Eppure mi guardi, continui a farlo ancora, come il primo giorno, di nuovo. Senza lasciarmi spazio o tregua. Ti ho guardato, ho trovato il coraggio per farlo, da qualche parte, in qualche angolo remoto dell’anima sono riuscita a non battere ciglio, come del resto tu hai fatto con me, ma se il tuo cuore ancora batte, il mio ha smesso tanto tempo fa.»

 

Ma ho abbracciato il nulla
dall’oggi al domani
dimenticando della sensazione

di vuoto continuo
vortice perenne di un nulla amico
e nemico del cuore

muscolo fermo
glaciale silenzio
il suo

contro un petto arido
senza vita
deleteria la sua mente

Ma ho abbracciato il nulla
in una sera
ricordando del passato

del perenne moto
di un vuoto che non se ne va
ombra della mia persona

costante eterna
di questa vita
lo stelo di un fiore

recisa.

Haemoglobin.

haemoglobin_by_purple_rx

«E smetti di sputare parole
( ferisci )
Sillabe dette a caso perché non sai cosa dirMi
( ferisci ancora )
E smetti di guardarMi
( ferisci meglio )
Di spalancare quegli occhi luminosi senza battere ciglio, fissando i miei.

Ora spenti. Ora morti.

( colpisci in profondità colpisci )
E smetti di fare ciò che fai:
( colpisci in profondità colpisci un’ultima volta soltanto )
Tenermi in vita
( ma ascolta il cuore )
In questa non più vissuta vita insieme
( ascolta l’ultimo battito )
Per tua scelta
( ed il sangue a fiotti esce )
Ne prendo atto
( da queste avvelenate vene )
Distrutta.»

Sleeping with ghosts.

Sleeping_with_ghosts_by_muratsuyur  Ci sono un sacco di argomenti sui quali poter riflettere. Ma la verità è che il vantaggio di essere vuoti dentro è quello di poter analizzare ogni singola cosa con occhio critico. O in questo caso, con occhi ciechi. La razionalità non mi è mai appartenuta, tenere i piedi per terra. L’ho fatto, per anni ho pensato che quanto era successo fosse solo un eterno incubo. Le ragazze normali, quelle che passeggiano tutti i giorni per le strade delle città del mondo, danno il loro primo bacio durante il gioco della bottiglia, o ancora meglio, al principe azzurro che corrisponde inevitabilmente alla loro prima vera cotta. Al momento in cui, scendendo le scale di casa, si accorgono che hanno le gambe che tremano e le farfalle nello stomaco. Io avevo paura. Avevo brividi che scorrevano lungo la schiena e non ne sapevo il motivo. La macchina scorreva sull’asfalto e la strada si spostava sempre più da quella principale. Non avevo mai notato nulla, mai. Non un cenno che potesse farmi intendere di quanta merda avrebbe potuto cadermi addosso. E mi sarei spostata. Avrei voluto spostarmi con tutta la volontà ma non potevo crederci. No. Non potevo credere la sola persona che davvero poteva dire di avere tutta la mia stima, è stata da sempre il mio carnefice. Hai fermato il motore, e mi hai guardato. Chissà perché. È un vizio un po’ di tutti … guardarmi. Come se avessi qualcosa di diverso dalle altre. Come se fossi un alieno. E mi sono alienata, quando ti sei avvicinato e la tua lingua ha sfiorato la mia. Volevi insegnarmi a baciare il mio primo ragazzo. Così hai detto. Sarà fortunato perché saprai cosa fare, quando accadrà. Avrei voluto dirti: grazie per la lezione, ma non ne avevo bisogno. Perché sarebbe stato lui ad insegnarmi, forse un po’ nell’impaccio del momento, ma sarebbe stato comunque un momento magico. Non c’è mai stato un momento magico per davvero, fino ad ora. Fino a quando la terra ed il cielo si sono incontrati. Il primo vero momento magico in cui ho sentito le gambe tremare e le farfalle allo stomaco, prima del Suo arrivo. E stargli accanto, stretta in petto per non rischiare di perdere l’equilibrio e rendersi conto che amici non potremo mai esserlo. Nel fallimento, probabilmente la vittoria. La doppia faccia di una stessa medaglia, la mia persona. La razionalità e l’irrazionalità che sono costrette a convivere: una infinita guerra fredda. Terra e cielo si sono unite, per un periodo, ed io avevo trovato la mia dimensione. Il mio mondo, come volevo che fosse per Lui, quella sensazione di appagamento senza bisogno di parole. L’aveva, e per quanto faccia male, per quanto siano finite le pugnalate al cuore, Lui sarà sempre, un enorme fallimento e la mia indiscussa condanna a morte. Che si ripete, e ancora e ancora. Ma poi giunge lei… L’ironia di una mente bipolare.

***

Citando Midnight in Paris di Woody Allen :

Hemingway: Non scrivi mai bene se hai paura di morire. Tu ce l’hai?

Gil: Sì, io direi che forse è la mia paura più grande.

Hemingway: Be’, è una cosa che a tutti prima di te è successa e a tutti succederà.

Gil: Lo so.

Hemingway: Hai mai fatto l’amore con una vera meraviglia di donna?

Gil: Be’, ecco, la mia fidanzata è parecchio sexy!

Hemingway: E quando fai l’amore con lei, senti una vera e bellissima passione che almeno per quel momento dimentichi la paura della morte?

Gil: No, no… Questo non succede.

Hemingway: Io penso che l’amore vero, autentico, crei una tregua dalla morte; la vigliaccheria deriva dal non amare o dall’amare male, che è la stessa cosa, e quando un uomo vero e coraggioso guarda la morte dritta in faccia come certi cacciatori di rinoceronti o come Belmonte che è davvero coraggioso, è perché ama con sufficiente passione da fugare la morte dalla sua mente, finché lei non ritorna, come fa con tutti. E allora bisogna di nuovo far bene l’amore. Devi pensarci. ”

***

A Te, parlo: l’avevo dimenticata. Quella paura. L’avevo dimenticata, prendendone coscienza. L’ultima volta, chiedendoti di stringermi. L’unica volta in cui l’ho fatto e hai lasciato che la passione prendesse il sopravvento. E l’ho fatto anche io. dimenticandomi della paura di morire, perché ero viva. Dopo anni di torpore. Viva, per tornare alla morte. E ritornare alla vita, di nuovo, ne ho bisogno, non con te. Non più oramai.

“E allora conosco la strada. Andrò via quando ti sarai addormentata.”