Sleeping with ghosts.

by ci_aenigma

Sleeping_with_ghosts_by_muratsuyur  Ci sono un sacco di argomenti sui quali poter riflettere. Ma la verità è che il vantaggio di essere vuoti dentro è quello di poter analizzare ogni singola cosa con occhio critico. O in questo caso, con occhi ciechi. La razionalità non mi è mai appartenuta, tenere i piedi per terra. L’ho fatto, per anni ho pensato che quanto era successo fosse solo un eterno incubo. Le ragazze normali, quelle che passeggiano tutti i giorni per le strade delle città del mondo, danno il loro primo bacio durante il gioco della bottiglia, o ancora meglio, al principe azzurro che corrisponde inevitabilmente alla loro prima vera cotta. Al momento in cui, scendendo le scale di casa, si accorgono che hanno le gambe che tremano e le farfalle nello stomaco. Io avevo paura. Avevo brividi che scorrevano lungo la schiena e non ne sapevo il motivo. La macchina scorreva sull’asfalto e la strada si spostava sempre più da quella principale. Non avevo mai notato nulla, mai. Non un cenno che potesse farmi intendere di quanta merda avrebbe potuto cadermi addosso. E mi sarei spostata. Avrei voluto spostarmi con tutta la volontà ma non potevo crederci. No. Non potevo credere la sola persona che davvero poteva dire di avere tutta la mia stima, è stata da sempre il mio carnefice. Hai fermato il motore, e mi hai guardato. Chissà perché. È un vizio un po’ di tutti … guardarmi. Come se avessi qualcosa di diverso dalle altre. Come se fossi un alieno. E mi sono alienata, quando ti sei avvicinato e la tua lingua ha sfiorato la mia. Volevi insegnarmi a baciare il mio primo ragazzo. Così hai detto. Sarà fortunato perché saprai cosa fare, quando accadrà. Avrei voluto dirti: grazie per la lezione, ma non ne avevo bisogno. Perché sarebbe stato lui ad insegnarmi, forse un po’ nell’impaccio del momento, ma sarebbe stato comunque un momento magico. Non c’è mai stato un momento magico per davvero, fino ad ora. Fino a quando la terra ed il cielo si sono incontrati. Il primo vero momento magico in cui ho sentito le gambe tremare e le farfalle allo stomaco, prima del Suo arrivo. E stargli accanto, stretta in petto per non rischiare di perdere l’equilibrio e rendersi conto che amici non potremo mai esserlo. Nel fallimento, probabilmente la vittoria. La doppia faccia di una stessa medaglia, la mia persona. La razionalità e l’irrazionalità che sono costrette a convivere: una infinita guerra fredda. Terra e cielo si sono unite, per un periodo, ed io avevo trovato la mia dimensione. Il mio mondo, come volevo che fosse per Lui, quella sensazione di appagamento senza bisogno di parole. L’aveva, e per quanto faccia male, per quanto siano finite le pugnalate al cuore, Lui sarà sempre, un enorme fallimento e la mia indiscussa condanna a morte. Che si ripete, e ancora e ancora. Ma poi giunge lei… L’ironia di una mente bipolare.

***

Citando Midnight in Paris di Woody Allen :

Hemingway: Non scrivi mai bene se hai paura di morire. Tu ce l’hai?

Gil: Sì, io direi che forse è la mia paura più grande.

Hemingway: Be’, è una cosa che a tutti prima di te è successa e a tutti succederà.

Gil: Lo so.

Hemingway: Hai mai fatto l’amore con una vera meraviglia di donna?

Gil: Be’, ecco, la mia fidanzata è parecchio sexy!

Hemingway: E quando fai l’amore con lei, senti una vera e bellissima passione che almeno per quel momento dimentichi la paura della morte?

Gil: No, no… Questo non succede.

Hemingway: Io penso che l’amore vero, autentico, crei una tregua dalla morte; la vigliaccheria deriva dal non amare o dall’amare male, che è la stessa cosa, e quando un uomo vero e coraggioso guarda la morte dritta in faccia come certi cacciatori di rinoceronti o come Belmonte che è davvero coraggioso, è perché ama con sufficiente passione da fugare la morte dalla sua mente, finché lei non ritorna, come fa con tutti. E allora bisogna di nuovo far bene l’amore. Devi pensarci. ”

***

A Te, parlo: l’avevo dimenticata. Quella paura. L’avevo dimenticata, prendendone coscienza. L’ultima volta, chiedendoti di stringermi. L’unica volta in cui l’ho fatto e hai lasciato che la passione prendesse il sopravvento. E l’ho fatto anche io. dimenticandomi della paura di morire, perché ero viva. Dopo anni di torpore. Viva, per tornare alla morte. E ritornare alla vita, di nuovo, ne ho bisogno, non con te. Non più oramai.

“E allora conosco la strada. Andrò via quando ti sarai addormentata.” 

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