Trapped inside myself.

by ci_aenigma

«Ma le cose belle ci sono»

«Lo so»
«Allora perché non le guardi»
«Che cosa»
«Le cose belle»
«Le guardo»
«Ma non le prendi»
«Menti»
«Le guardi le cose belle e non le afferri»
«Mi fanno paura»
«Che cosa»
«Le cose belle»
«Perché»
«Perché spariscono»

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( Ripensando a te che muovi passi verso qualcosa che non ha nome e non è meta.
Ho smesso di pormi domande. Di cercare di capire, quantomeno durante il giorno, il perché di certi comportamenti. Perché cambio costantemente in tua presenza. Seppur conscia che non c’è mai quella pagina girata, in qualche modo l’atteggiamento cambia e non so cosa fare. Così, nel silenzio di una casa adesso colma di persone, ho ripreso a farmi di quelle domande che volevo allontanare con tutta la forza possibile per non soffrire più. Ma la sofferenza è divenuta apatia, e l’apatia pian piano sta divenendo abitudine.
L’abitudine: ha un suono così stonato. Senza la scoperta del nuovo, senza l’emozione delle farfalle allo stomaco ma solo tanta, tanta rabbia. Sì. La rabbia pulsa. Pulsa nelle vene ogni giorno senza trovare il coraggio di arrestarla, è un fiume in piena lo sento. La delusione del fallimento, mentre gli occhi si incrociano, e senza battere ciglio il tempo si ferma. La sua folle corsa continua e in quella piccola dimensione ci siamo noi, come prima. Come il primo giorno, come è sempre stato senza dare spiegazioni o ragioni per procedere passo dopo passo l’uno di fianco all’altra. E tu mi guardi, scappando ogni volta che mi avvicino, per nulla. Scappi ancora e continuerai a farlo, portandoti dietro una rabbiosa me carica d’odio. )

***

«Se sono vere restano»
«Spariscono sempre»
«Non è vero»
«Sì. Io ci sono»
«Non qui»
«Sono sempre qui»
«Non con me»
«Sì. E anche lui»
«Lui chi»
«L’altro»
«Mh»
«Lui c’è ed è una cosa bella»
«Mh»
«Lo sai che è una cosa bella»
«Lo so è una cosa bella e ho paura che svanisca ho paura che se ne vada che apra gli occhi e capisca che no, non sono come lui. Una bella persona. Lo so, è una cosa bella e ho paura che svanisca, ho paura che se ne vada che apra gli occhi e capisca che la mia irrazionalità è folle e che nonostante tutto, non si può fuggire al Destino, ascoltando la sua inconscia voce.»

***

( E so che sei lì. A scorrere gli occhi su una pagina bianca, macchiata di nero. Un nero privo di senso, un nero che non c’è. E so che sei lì. In silenzio, a fissare un qualcosa che c’è e non si può toccare. Parole cariche di dubbi, sillabe pregne di sentimenti contrastanti. E so che sei lì, deluso e amareggiato come io delusa ed amareggiata cado a terra, egoista, sussurrando del perdono che chiedo. Tendendo una mano, che con calma, vuole essere afferrata.)

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