Nymphetamine

cold blood in icy veins

Month: August, 2014

Collider in blue.

Saziami

washing_dreams_by_moppaa-d7wyz5k«Sei tornato»
«Lo so»
«Così dal nulla»
«Lo so»
«Così dal nulla sei tornato senza dire una parola nessuna sillaba che uscisse dalla tua bocca labbra carnose delle quali ho sentito la mancanza. Di giorno e di notte potevo sentirle sula pelle, speravo che fosse vero che la loro carne fosse reale come reale eri tu nella mia mente e negli anni passati. Speravo che tornassi prima che tutto tra noi fosse risolto ma forse non è così vero. Non c’è nulla che possa funzionare dopo tutto questo tempo, mesi trascorsi nella speranza di chiudere gli occhi e vederti ancora. Nelle tue più buffe espressioni, speravo di avere una possibilità»
«Quale possibilità»
«Di averti con me»
«Quando»
«Sempre»
«Sempre è un periodo troppo lungo»
«Sempre è un periodo troppo lungo quando c’è paura. Paura di gettarsi nel vuoto ed io con te l’ho già fatto»
«Cosa»
«Gettarmi nel buio»
«Ne sei sicura»
«Sì»
«No»
«Cosa»
«Tu non ti sei gettata nel buio con me»
«No»
«No. Tu sei ancora su un precipizio che non ha fine. Sei sul bordo di un baratro che ha profondità, l’eterno tormento del mio nome della mia presenza, non puoi buttarti giù perché tu non rinuncerai»
«A cosa»
«A me»
«No. Non posso rinunciare»
«Dovresti farlo»
«Cosa»
«Gettare la spugna»
«No»
«Invece sì»
«No perché dovrei»
«Perché prima o poi finirà»
«No»
«Sì»
«No»
«Finirà»
«Ma sei tornato»
«Vero»
«Perché lo hai fatto»
«Mi andava di farlo»
«Perché sei tornato perché sei tornato ora che tutto sembra andare a rotoli. Perché sei tornato in una notte come tante altre insonni sei tornato per restare hai camminato al mio fianco in una giornata di sole ed io per la prima volta dopo tanto tempo non avevo paura non ho avuto paura di scivolare per le strade di una città che non conoscevo. Ho camminato al tuo fianco e tu mi hai guardato. Tra i raggi del sole che mai più ha splenduto da quando sei andato via mi hai guardato e hai sorriso. Sì, le tue labbra si sono piegate, docili e carnose per sorridere. Ed io non ho potuto fare a meno di ricambiare, quell’espressione di pace che solo tu sai trasmettermi. E stavo bene, nella tranquillità del momento perché eravamo soli. Nessun altro intorno, nel mezzo di mille e più persone, come pupazzi invisibili solo il “noi” era importante. Sei tornato sei tornato per restare»
«Non lo so»
«Avevi il sorriso»
«Lo so»
«Eri tu»
«Sì»
«Dunque resta»
«Non lo so non so se posso farlo è tutto così difficile. E’ difficile restare in un posto solo, è difficile restare per una sola persona. Vorrei, vorrei farlo. Vorrei che le cose fossero andate diversamente da come invece è andato tutto. Tu sei entrata nella mia vita ed io non ho potuto fare a meno di starti vicino. Avevo voglia, voglia di stare al tuo fianco di tenerti compagnia come tu la tenevi a me. Avevo voglia di sorridere, di giocare. E si sorrideva e giocava insieme. Andava bene così, poi sei andata via e tutto è cambiato. Non lo so se posso restare, è tutto così difficile.»
«Resta»
«Non lo so»
«Resta»
«Tu resti»
«Io resto. Non so perché ma resto. È tutto così difficile. E’ difficile restare qui immobile ad aspettare. Te. Ad aspettare altro. E’ difficile restare per una sola persona. Vorrei, vorrei farlo. Vorrei che le cose fossero andate diversamente da come invece è andato tutto. Tu sei entrato nella mia vita ed io non ho potuto fare a meno di starti vicino. Avevo voglia, voglia di stare al tuo fianco di tenerti compagnia come tu la tenevi a me. Avevo voglia di sorridere, di giocare. E si sorrideva e si giocava insieme. Andava bene così, poi sei andato via e tutto è cambiato. E’ tutto così difficile, la paura di perderti davanti la tua casa, la paura incondizionata che tu non puoi lasciarmi non andare via. Unica ancòra della vita, anima gentile. Senza scherzi, non farlo. Non andare via, non lasciare tutto. Resta, non andare via, resta nel mio cuore.»

Dissetami

Erased.

Se solo chiedessi: se solo trovassi il coraggio di chiedere. Se chiedessi di tenerti così, con tutti i tuoi difetti e i tuoi sorrisi. Se solo chiedessi di tenerti così, con tutte le tue paure, direi di sì. Direi che sì, ti tengo così, con me. Come prima, come doveva essere e come non è.  E non sarà, lo so. E se solo lo chiedessi, ti risponderei che sì, aspetto furiosa di cullare i tuoi dubbi. E se solo lo chiedessi, ti risponderei che sì, aspetto soltanto di fare delle tue ombre, le mie ombre.

Vermillion.

( perdendo quota, ad ogni tuo fisso sguardo.

Occulta-mente, persa la mia … nella tua )

Per ironia della sorte pensavo di esserci riuscita. Davvero. Ero quasi sicura di percorrere la strada giusta, il sentiero che mi avrebbe portato a dimenticarti e a rifarmi una vita. Ma la verità è che sto ancora cercando delle colpe da attribuirmi per dare un senso a tutto quello che è successo, perché concepire un simile atteggiamento mi risulta difficile. Vuoi l’amore, vuoi l’orgoglio. Difficilmente getto la spugna, e forse sto ancora aspettando. C’è chi sostiene questa teoria … e non me ne sono resa conto. No. Per orgoglio ho sempre negato, addossando parole e nervoso a chi non merita questo mio comportamento, ma nonostante tutto c’è ancora. Scrive. Presente. Dovrei lasciarti andare, mollare la presa come ti ho fatto credere, sperando in qualcosa di meglio rispetto a te, come persona, al mio fianco per la vita. Ma io a quel punto ci sono arrivata. Cielo … a strapiombo con i piedi ben allineati tra loro, sono arrivata al punto di non ritorno, all’angolo del castigo in cui ho pensato, per una frazione infinitesimale di secondo, che sì, era con te che volevo formare una famiglia. Lasciandoti della libertà che necessitavi come io, del resto, avrei voluto la mia. Quale stupido errore. Peccare di presunzione e sicurezza.

 

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( nei sussurri, nei sorrisi, in palpebre sempre fisse … il mio vermiglio coma )

E c’è che non scrivo qualcosa da mesi. C’è che la mente vaga per sentieri che non conosco e la cosa mi spaventa più di quanto non fossi già spaventata. C’è che ho il cuore spaccato in due, e non riesco ad aggiustarlo. E quelle due metà sono a loro volta ridotte in altri piccoli, piccolissimi pezzetti invisibili ad occhio nudo, sono così microscopici che oramai quella faglia tra atri e ventricoli non si sente più. Sono qui, seduta a scrivere di stronzate, pensando al fatto che se non ti vedo sto bene. Quando non ti vedo sono rassegnata alla certezza che il telefono non squillerà mai con il tuo nome impresso, per un messaggio che tu – di tua spontanea volontà – hai voluto scrivermi. Non mi scrivi da mesi, secoli metaforicamente parlando, ed io anche a questo ho fatto l’abitudine. Un po’ a tutto. All’essere ignorata, all’essere trattata come l’ultima ruota del carro … ad avere un valore pari a zero. Mi tratti come non si dovrebbe mai trattare alcuno, e l’ho accettato – anche questo sì – pur di darti quel tempo che sembra non esserti servito. E non capisco. Due settimane lontani, decisamente troppo lontani, e dall’oggi al domani cambi. Come se qualcuno ti avesse rimproverato o ti fossi svegliato da un torpore solo tuo, hai pensato che rivolgermi la parola, che ripensare davanti a tutti i nostri amici, alle nostre uscite (la prima uscita) fosse un gesto “carino”. Ordinario, come ordinaria è la non sensazione che provo quando ti sto accanto. Fuori luogo le tue parole, fuori luogo i tuoi piccoli gesti che non comprendo. Piccole attenzioni o mancanze che non riesco a leggere, a capire fino in fondo. Non conosco i tuoi pensieri e vorrei per un attimo soltanto rompere quella tua perversa testa e leggervi dentro. Non conosco i tuoi desideri e vorrei, per un attimo ancora, leggere nella tua mente e nel tuo cuore, se anche io ti manco, come tu, a me, manchi.

( e non parlare: taci. E non guardare: chiudi gli occhi. E non respirare: silenzio )