Nymphetamine

cold blood in icy veins

Month: September, 2014

Chameleon halo.

dsgdykjljkllll_by_nikelena-d4k76g0La malattia può tornare. La malattia torna. Insinuarsi di nuovo tra le vene dell’uomo, stagnandosi definitivamente, logorando ogni cellula che incontra. Perché il cancro nero vive di vita propria. Esiste, esiste in me, perché concedo lui questa sorta di perverso privilegio, mostrandomi ben disposta all’ospitalità. Il cancro nero pensa in una mente pulsante e si muove come fosse una banale macchia color pece su un pavimento marmoreo. E si muove ancora, lentamente, cadenzando il ritmo di minuti e ore, in un orologio sul quale il tempo è scivolato via…
Il punto è che mentono: tutti lo fanno. C’è chi sa farlo meglio e chi sa farlo peggio, ma in fondo le persone sono come loro. Come i demoni. Mentono sempre; mentono comunque.
(Un imprescindibile mantra.) E poi arriva Lei.
La paura. La paura ferisce. Fa tremare e indietreggiare. La paura è attacco di panico. E’ il buio che circonda la persona, è la nostra stessa ombra.  La paura è mancanza di coraggio, la paura è nemica.  La paura è incontrare la persona giusta e sentirsi vivo per la prima volta dopo aver vissuto come corpo morto. La paura è carne bruciata divenuta cenere e cibo; la paura è sentire quel muscolo chiamato cuore che batte per la prima volta nel petto senza sapere che suono ha, perché non lo hai mai sentito muovere contro te. La paura è rendersi conto che non si è più soli in cima al baratro. La paura è amica, qui. E ti fa stringere l’altra mano, pronta a gettarsi insieme in quel burrone da sempre temuto. La paura è quel vuoto che teneva in bilico. La paura è la cura alla malattia: ossigeno nel corpo di chi ha permesso al suo cancro di allargarsi tra le vene irrorate di un sangue infetto. E’ il coraggio di gettarsi in quel baratro.

E da quella voragine c’è da farsi risucchiare.

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Master of puppets.

(I guess, I have to smile a bit for you too, until you’ll learn to smile again on your own)

«Cosa guardi»
troppi occhi ho guardato, e dentro pochi ho letto dell’anima viva )
«Ti piacciono gli occhiali della signorina»
lenti ad oscurare vivide ossessioni )
E annuisci, piccolo
«Fai ciao alla signorina»
(saluti mai scontati nella delicatezza di un sorriso spontaneo)
E muovi la manina, piccolo
«Lo dai un ricciolo alla signorina»
E poggi le piccole dita, sulle mie tu dagli occhi grandi e lo sguardo innocente
(quasi a sentirsi impotenti di fronte tanta bellezza)
«Lo metto via così lo tengo con me»

E lo tengo con me, davvero. Tengo con me quella delicatezza, quella piccola ricerca del contatto, di conoscenza che cambia nel corso del tempo. E ti ho sorriso, sconosciuto bambino senza pensare. Senza riflettere ti ho sorriso. Come da tanto non accadeva. E lo tengo con me, davvero: il ricordo. Di un ricciolo biondo invisibile, correndo verso parole sussurrate da chi ancora è qui, con me, a parlare. E anche questo tengo con me, gelosa di sillabe scritte nero su bianco, ignorando Te, per questa volta, fautore di labbra spoglie, nuda bocca ora fredda ora spenta.

Hymnody.

( del tuo sguardo prigioniera, della tua bocca preda )

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Dimmi. Dimmi cosa. Dimmi cosa fare. Superare illesa il giorno: non avrei mai pensato che sarebbe finita così. Costringere la mente a non pensare, a non pensarti pur avendoti sempre vicino. Allontanarsi dagli altri, dalla situazione. Divertirsi e togliere te dagli occhi per non soffrire ancora. Eppure pensavo di essere più forte di così. Guardarsi allo specchio e non riconoscersi, studiare una figura di donna senza volto e sorridere, sì. Sorridere isterica per la poca forza dimostrata. Ancorata al tuo ricordo, al tuo corpo quando ancòra non la sei più da tanto, tanto tempo. E volerti: osservare la storia di altre persone e chiedersi perché “io non posso avere la mia” di storia. Eri vero. Potevo toccarti. Ti ho toccato. Potevo viverti. Ti ho vissuto, per perderti inevitabilmente tra le pieghe di un malato racconto. Ti ho amato. E ti amo (senza dovere) di quell’amore incondizionato che fa sbagliare, morire di orgoglio divorata dall’avido desiderio di lacrime e carne.