Nymphetamine

cold blood in icy veins

Month: December, 2014

Overdose.

( Come un boomerang
d’astinenza gli slanci
in fauci mai sazie )

Hai scelto di spogliarmi … della pelle e dei sentimenti mi hai privato, spingendo vorace la tua persona dentro la mia… persona. E ti ho accolto, in movimenti arcuati, ti ho invitato ad entrare, a partecipare del caldo che lento risaliva sino alla gola, lasciando senza fiato. E ti ho stretto a me, gambe ancorate alla tua vita, chiedendoti silenziosa di non andare via, di restare. Il tuo affanno che pian piano diventava il mio affanno. E ho fatto con te, l’amore, respiro su respiro, fiato sulla pelle per baci avidi, voluti e donati. Tatuati da bocche affamate, voluttuosi brividi: del peccato la testimonianza. E ho fatto con te quell’amore primordiale che agli orgasmi ti abbandona. E ho fatto con te quell’amore animale che tutto dona e il nulla lascia.

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Tears on tape.

Assenti le parole da giorni indefiniti inesistenti sillabe, villane traditrici, tra singulti e silenzi assenti le parole mie, per te sostituite da nastri invisibili di vulnerabili lacrime.

Different aromas make you feel differently.

 (©  noxarcana666)

E tenere tutto dentro
il dolore di un passato che non se ne va
accovacciare il torpore
la ferita che per anni ha formato cicatrici
madre sanguinante di tagli fioriti
tra viscere che respirano
tornate alla vita
tra uomo e donna
di mai amante e mai amato
e porto dentro quel male
quella pulsione furiosa mai silente
tacita presenza sempre accesa
fiamma che brucia divampante calore
e porto con me quel male
ombra guardinga che lancinante mi obbliga a non cedere
a non unire corpi di adulti profili
in gambe intrecciate
strisciando invece
nel silenzio di gemiti sospinti.

Se c’è il bene allora c’è il male. Se c’è Dio, c’è Satana. E se c’è luce, allora da qualche parte, c’è il buio. L’oscurità nuda e cruda, rivestita del manto della maledizione. Credo ai mostri, alle maledizioni. Credo ai demoni. Al male che l’uomo fa all’altro, senza rendersene conto. Credo nella morte dell’anima, pur restando ferma nella ricerca della perfezione: del tutto e del niente. Credo in me, fredda e muta. Credo negli altri: figure di angeli, figure di demoni. Non scrivo. Non scrivo veramente da un po’ di tempo e quasi provo paura nei confronti del foglio bianco. Sia esso di carta, sia esso virtuale. Non so perché, non so spiegarne il motivo, ma ho paura del suo silenzio, della profondità  nonostante il colore accogliente che emana. Mi fa paura il bianco, una tonalità così cristallina da spaventare: paralizza il suo candore. Come spaventa il buio. L’insonnia che non se ne va e i pensieri ritornano, anche quando credevo di averli allontanati del tutto. E ci sono riuscita, per un mese quasi – tre settimane – a non pensare, a condurre la quotidianità come se tutto fosse normale e niente fosse mai successo. C’ero riuscita, a riportare un po’ di sano equilibrio in questo vagabondare per strade che paiono essere i sentieri della mia fottuta vita. Cammino, gattonando. Gattonando cammino perché sento ancora dolore alle ginocchia. Scricchiolano le ossa, scricchiolano al tatto con l’asfalto ruvido, che gratta e ferisce. Pelle sbucciata e che ancora sanguina. Appena, ma non accenna a cicatrizzare. Ti guardo e la tua indifferenza non ferisce più; ciò che resta è l’abitudine. Fecondata giorno per giorno a cominciare dal tuo chinare il capo, per allontanarti. Un bacio, pensando di essere brutta. Di avere qualcosa che non va. Ti guardo e la tua indifferenza non ferisce più. Ciò che resta è la rassegnazione, di un corpo ed una mente che prima bramavi e che ora rinneghi come fossero malattia inguaribile. Ti guardo e la tua indifferenza non ferisce più. Resto qui, hai la mia parola. Ferma, senza più far nulla. Non temere le mie parole, resto qui. In trappola, vestita di abiti insolenti, odiosi desideri, incastrata nel vuoto che hai lasciato, infetta di quell’ amore che non riesco a combattere.