Nymphetamine

cold blood in icy veins

Toccata.

SONY DSCDecadent lie my reflection in the mirror of your soul.

Overdose.

( Come un boomerang
d’astinenza gli slanci
in fauci mai sazie )

Hai scelto di spogliarmi … della pelle e dei sentimenti mi hai privato, spingendo vorace la tua persona dentro la mia… persona. E ti ho accolto, in movimenti arcuati, ti ho invitato ad entrare, a partecipare del caldo che lento risaliva sino alla gola, lasciando senza fiato. E ti ho stretto a me, gambe ancorate alla tua vita, chiedendoti silenziosa di non andare via, di restare. Il tuo affanno che pian piano diventava il mio affanno. E ho fatto con te, l’amore, respiro su respiro, fiato sulla pelle per baci avidi, voluti e donati. Tatuati da bocche affamate, voluttuosi brividi: del peccato la testimonianza. E ho fatto con te quell’amore primordiale che agli orgasmi ti abbandona. E ho fatto con te quell’amore animale che tutto dona e il nulla lascia.

Tears on tape.

Assenti le parole da giorni indefiniti inesistenti sillabe, villane traditrici, tra singulti e silenzi assenti le parole mie, per te sostituite da nastri invisibili di vulnerabili lacrime.

Different aromas make you feel differently.

 (©  noxarcana666)

E tenere tutto dentro
il dolore di un passato che non se ne va
accovacciare il torpore
la ferita che per anni ha formato cicatrici
madre sanguinante di tagli fioriti
tra viscere che respirano
tornate alla vita
tra uomo e donna
di mai amante e mai amato
e porto dentro quel male
quella pulsione furiosa mai silente
tacita presenza sempre accesa
fiamma che brucia divampante calore
e porto con me quel male
ombra guardinga che lancinante mi obbliga a non cedere
a non unire corpi di adulti profili
in gambe intrecciate
strisciando invece
nel silenzio di gemiti sospinti.

Se c’è il bene allora c’è il male. Se c’è Dio, c’è Satana. E se c’è luce, allora da qualche parte, c’è il buio. L’oscurità nuda e cruda, rivestita del manto della maledizione. Credo ai mostri, alle maledizioni. Credo ai demoni. Al male che l’uomo fa all’altro, senza rendersene conto. Credo nella morte dell’anima, pur restando ferma nella ricerca della perfezione: del tutto e del niente. Credo in me, fredda e muta. Credo negli altri: figure di angeli, figure di demoni. Non scrivo. Non scrivo veramente da un po’ di tempo e quasi provo paura nei confronti del foglio bianco. Sia esso di carta, sia esso virtuale. Non so perché, non so spiegarne il motivo, ma ho paura del suo silenzio, della profondità  nonostante il colore accogliente che emana. Mi fa paura il bianco, una tonalità così cristallina da spaventare: paralizza il suo candore. Come spaventa il buio. L’insonnia che non se ne va e i pensieri ritornano, anche quando credevo di averli allontanati del tutto. E ci sono riuscita, per un mese quasi – tre settimane – a non pensare, a condurre la quotidianità come se tutto fosse normale e niente fosse mai successo. C’ero riuscita, a riportare un po’ di sano equilibrio in questo vagabondare per strade che paiono essere i sentieri della mia fottuta vita. Cammino, gattonando. Gattonando cammino perché sento ancora dolore alle ginocchia. Scricchiolano le ossa, scricchiolano al tatto con l’asfalto ruvido, che gratta e ferisce. Pelle sbucciata e che ancora sanguina. Appena, ma non accenna a cicatrizzare. Ti guardo e la tua indifferenza non ferisce più; ciò che resta è l’abitudine. Fecondata giorno per giorno a cominciare dal tuo chinare il capo, per allontanarti. Un bacio, pensando di essere brutta. Di avere qualcosa che non va. Ti guardo e la tua indifferenza non ferisce più. Ciò che resta è la rassegnazione, di un corpo ed una mente che prima bramavi e che ora rinneghi come fossero malattia inguaribile. Ti guardo e la tua indifferenza non ferisce più. Resto qui, hai la mia parola. Ferma, senza più far nulla. Non temere le mie parole, resto qui. In trappola, vestita di abiti insolenti, odiosi desideri, incastrata nel vuoto che hai lasciato, infetta di quell’ amore che non riesco a combattere.

No matter how many deaths that I die I will never forget

E ti chiedo un’ultima volta, scusa. Per essere quel tipo di donna che non ha mai detto ti amo.  Ti chiedo scusa, per essere quel tipo di donna che chiude a chiave la porta, arrendevole ed egoista, pur di non cadere ancora. Per essere quel tipo di donna, che vede nell’orgasmo reciproco la dichiarazione d’amore perfetta.

I felt it. Perfect. It was perfect.

Poi arriva un momento in cui ci si siede a riflettere e ci si domanda cosa si è fatto per tutto il tempo chiamato vita. E quando arriva questo momento, la mente fa i suoi passi indietro e saltella qua e là tra ricordi che non verranno mai cancellati e allora parte un sospiro. Sì, quel sospiro doveroso dell’animo turbato che non sa dove andare. E se anche conoscesse la strada, l’animo solo mantiene la sua malinconia. Ecco, arrivata a questo momento, mi siedo e rifletto sulle volte che ho chiesto qualcosa. A me stessa o a qualcun altro. Non ho mai chiesto nulla: mai direi mai, certo, ma per davvero dalle mie labbra non è uscita una qualche richiesta che fosse un favore per la mia persona. Poi arriva quel momento, quell’attimo fatidico in cui gli occhi restano aperti al vuoto e fissano un punto indefinito tutto intorno, mentre la testa si chiede cosa c’è che non va. Tutto non va, ogni cosa gira al contrario. In solitudine o compagnia, nel silenzio accompagnatore, ogni cosa gira al contrario e non va come deve andare. Chiudere il mondo fuori, per non essere feriti. Colpiti a morte, nella consapevolezza che non si può vivere in eterno. Nella certezza che prima o poi si cade, si perde. Poi arriva il momento della resa, in cui tutto va a rotoli e le conquiste fatte perdono valore davanti l’arrendevolezza dei fatti. Perde valore ogni parola, ogni sensazione. Ogni sentimento. untitled_by_catherine_di_d5vjam6_by_sylvia_crystal-d5vjuzl Non puoi trattenerti per sempre. Pensavo di riuscirci (sbagliando), pur consapevole del fatto che il peggior delitto sia fingere. Morto dentro ma vivo fuori. Sorridente in viso con lo sguardo che non ha più lacrime. Ed il solo rumore presente, assordante frastuono, è il battito del cuore che preme un ultimo colpo. Né in amicizia, né in amore egoismo, eppure l’Istante sembra essere giunto al capolinea. Ed il suo rumore, assordante frastuono, è il battito del cuore che preme un ultimo colpo; ed il suo rumore è il suono sgranato di una voce muta, il canto del cigno di un ti amo nascosto e reale, che non ho mai preteso di sentire.

November rain.

Ma è proprio questo il suo significato. Il dolore che provo al petto, tachicardia persistente. Ma è proprio questo il suono che sento. La tua voce che scompare, il tuo profumo affievolito. Ma è proprio questo il suo significato: abituarmi all’idea che tu non ci sia, e non è una idea, è la realtà. Ma è proprio questo il suo significato, il dolore che provo al petto. Lo stai facendo, e ho paura. Lo stai facendo, e mentre io resto qui a grattare via un amore che non volevo e amo, tu sbiadisci. Stai scomparendo e non voglio che tu lo faccia.

Fuck it all, I came from nothing.

( you can’t last forever )

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Brindo al colore blu, in questa giornata fredda di fine ottobre. Brindo al colore che fa sentire a casa, a quella sfumatura colorata che trasmette pace e che non mente. No. Gli occhi azzurri non mentono mai. Non ne sono capaci. Brindo al color cioccolato, in questa fredda giornata di fine ottobre. Brindo al colore che fa male, a quella sfumatura golosa che si scaglia tra organi convulsi e che mente ogni giorno. Gli occhi color cioccolato hanno imparato ad amare, in qualche modo, lo hanno fatto e mentono, continuano a farlo nel silenzio di gesti che si possono vedere e non sentire. Brindo alle piccole vittorie, a quei sorrisi strappati da perfetti sconosciuti e brindo all’obiettivo in persona che ha portato la mia strada sulla retta via. Brindo ai miei errori. Al fallimento più grande ora che è lontano. Brindo a quel noi che vive e respira di illusione; alzo il calice invisibile dell’amarezza, rabbiosa. Non parli e fai tutto ciò che ti avevo detto di fare perché fiduciosa nelle tue capacità, mentre riponevo nel tuo cuore una parte del mio cuore. In te ho riposto non solo un lato, ma tutta la mia persona, chiedendoti riparo da sbagli e delusioni. Chiedendoti sostegno da conquiste e felicità.  Brindo agli occhi stanchi e non più aridi, alle lacrime salate bevute e non più trattenute per il risentimento, per le scuse che in ginocchio porgo nonostante tutto, sebbene non sia mai stata colpa mia, brindo al perdono che ti chiedo, da sola e in silenzio, guardandoti in foto con un sorriso. Brindo al mio chiederti scusa, se ancora oggi in un cumulo di difetti e indifferenza, resti il mio più grande orgoglio.

Segreta eros.

Dell’alito fresco ne sento il profumo come se lo conoscessi e lo conosco l’alito della voce feroce e voluttuosa che parla e tace e parla di nuovo senza sosta come una macchina in corsa: un rombo nella silenziosa notte; dell’odore pungente ne sento la presenza sulla pelle mai andato via e lo conosco l’odore del corpo a memoria tra solchi di una morta mente che pensa e si spegne nel mezzo di ricordi a senso unico.Lo riconosco e l’afferro guardinga, nel desiderio funesto mentre tutto (non) accade e il tuo odore fa male al cuore.

It doesn’t take a lot of strength to hang on. It takes a lot of strength to let go.

Tra le mani stringo il nulla. L’invisibile niente che lento si è dimenato tra le fibre del corpo, e tra i sospiri più disparati. Tra le parole di buon augurio e i sussurri mai rivelati al vento. Tra le mani stringo il nulla. L’invisibile niente che lento si è fatto strada dalla mente al cuore in una macchia cieca che solo si fa sentire. E urla, a gran voce, di lasciarti andare. Di mollare la presa una volta per tutte prima che sia troppo tardi. Fare un passo indietro per altri due in avanti: prima o poi; e urla, a squarciagola, di separarmi da te. Di mollare le tue difese una volta per tutte, prima che mi perda nella tua mente: ho già perso lucidità. E urla, ancora, a perdifiato, di cacciarti via, barbarico, prima che giunga al punto di non ritorno. Ma lui non sa, no. Non sa che tra bianche dita stringo sentimenti in frantumi.